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Un museo alle Serre di Grugliasco dedicato al piccolo eroe torinese
La Repubblica
21 aprile 2011 - pagina 15

 

 

Gianduja nasce nell' anno del centocinquantenario dell' Unità d' Italia. Non è un caso, ma il segno più nobile per sottolineare che il Gianduja delle origini è decisamente lontano dall' immagine stereotipata che oggi si può avere della maschera piemontese. È in questa conclamata diversità che si giustifica un museo. Parlare di Gianduja vuol dire parlare di quel teatro autenticamente popolare che portava nelle piazze la storia quant' era ancora cronaca, vuol dire seguire l' evoluzione della satira politica, attraverso gloriose testate come Il Fischietto e Il Pasquino, vuol dire seguire le sorti di Torino, prima capitale politica e poi capitale manifatturiera, vuol dire seguire passo passo la storia della nostra città, della nostra regione, e perché no, della nostra Nazione. Il Museo si apre con una dote cospicua: dieci anni di ricerche pazienti, di tasselli ritrovati a uno a uno in archivi e in pagine dimenticate, decine di tesi e qualche colpo di fortuna. A ripensarci oggi sembra incredibile la mole di lavoro messo a segno da quando con Giovanni Moretti si è pensato di fondare l' Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare, sulla scia degli studi di Roberto Leydi. Da allora decine di pubblicazioni e di progetti di ricerca, mostre in mezza Europae Oltreoceano, spettacoli, festival, collaborazioni prestigiose e riconoscimenti internazionali. Il nucleo delle collezioni si è ingrandito via via, a partire dall' acquisizione dell' imponente raccolta "giandujesca" di un noto libraio antiquario torinese, che si è rivelata un autentico scrigno di tesori: dalla Via Crucis di Gianduja, capolavoro della satira risorgimentale, a quel Viaggio da Torino a Roma - disegnato da Teja in un' incisione di quasi tre metri e mezzo di lunghezza - che ora abbiamo ripubblicato insieme al Centro Studi Piemontesi. E poi disegni originali di Guido Gonin, di Enrico Gamba ed altri celebri artisti fino ad arrivare a Gec e a Alessandri. Ma il ritrovamento più insperato, quanto rivelatore, è stato un fondo di copioni manoscritti di Sales e Ballone, i due burattinai inventori di Gianduja: copioni dei primissimi dell' Ottocento, di quando Gianduja aveva appena fatto capolino sulle scene. Leggerli e ripensare da capo a Gianduja è stato un tutt' uno. Quanti cliché spazzati via in un momento: altro che Gianduja avvinazzato col fiasco in mano! Qui la vera caratteristica di Gianduja è la fedeltà, ma non la fedeltà a un padrone, dato che Gianduja, al pari degli altri «tipi» teatrali figli della Rivoluzione francese, non nasce servo, ma lavoratore in proprio. La sua è una fedeltà agli ideali di Libertà e di Giustizia, ed è pronto a qualunque sacrificio, anche eroico, pur di seguire, di istinto, ciò in cui crede. Delineare una storia di Gianduja è impossibile, perché tante sono le sue storie e variamente intrecciate. Diventa quasi emblematico, a riguardo, il sottotitolo di «Codino rosso», gianduiesco settimanale satirico della prima metà Novecento, che così riporta: Rosso, ma Codino. Codino, ma Rosso. Un chiasmo e un ossimoro per ricordarci che Gianduja è rivoluzionario ma conservatore, conservatore, ma rivoluzionario. Un Museo non conserva oggetti, ma tiene viva la memoria, e in tempi come questi di ostentata smemoratezza, avere almeno la percezione del proprio passato è possedere una certezza.

ALFONSO CIPOLLA
direttore del Museo Gianduja

 

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